Una microstoria ancora da scrivere

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Una microstoria ancora da scrivere

Messaggio  Gianfranco il Sab Giu 25, 2011 6:56 pm

Cari amici,
in un vecchio libro impolverato - sembra l'inizio di una favola ma è successo proprio così - ho ritrovato un antico documento risalente agli inizi del Novecento. Si tratta di un appello per una sottoscrizione di fondi a favore della città di Fiume; questo almeno quello che viene fuori dal testo dello scrivente, ma quali siano i contorni della vicenda, in quale clima maturò la necessità di chiedere aiuto, da parte di chi e per quali motivi credo che sia tutto da scoprire.

Sarebbe bello se ci si riunisse ancora attorno a questo scritto per tirar fuori tutto quello che c'è da sapere, questo è il documento:

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Re: Una microstoria ancora da scrivere

Messaggio  messer giorgio il Sab Giu 25, 2011 8:38 pm

...un indizio per continuare la ricerca..

attraverso le rivelazioni del Rossato e del C. e la deposizione di Mussolini risultò che parte dei fondi raccolti con la sottoscrizione "Pro Fiume" aperta da Il Popolo d'Italia era stata stornata per finanziare l'organizzazione di bande armate di ex arditi operanti a Milano. Lo scalpore suscitato, negli stessi ambienti dell'estremismo di destra, fu molto grande, e lo stesso movimento fascista finì per subire un temporaneo disorientamento.

da
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L'ultimatum di Badoglio non fu accolto e non sortì alcun effetto. Nitti allora decise di porre la città sotto assedio impedendo l'afflusso di viveri. A ciò D'Annunzio rispose in maniera sprezzante chiamando in causa Nitti:

« Impotente a domarci. Sua indecenza la Degenerazione adiposa si propone di affamare i bambini e le donne che con le bocche santificate gridano "Viva l'Italia"... Raccogliete pel popolo di Fiume viveri e denaro! »
L'ultimatum

(Da un appello scritto da D'Annunzio al popolo italiano)


Il 16 settembre inviò anche una polemica lettera a Mussolini contestandogli lo scarso impegno finanziario nell'impresa:

« Mio caro Mussolini, mi stupisco di voi e del popolo italiano. Io ho rischiato tutto, ho fatto tutto, ho avuto tutto. Sono padrone di Fiume, del territorio, d'una parte della linea d'armistizio, delle navi; e dei soldati che non vogliono obbedire se non a me. Nessuno può togliermi di qui. Ho Fiume; tengo Fiume finché vivo, inoppugnabilmente. E voi tremate di paura! Voi che lasciate mettere sul collo il piede porcino del più abbietto truffatore che abbia mai illustrato la storia del canagliume universale. Qualunque altro paese - anche la Lapponia - avrebbe rovesciato quell'uomo, quegli uomini. E voi stete lì a cianciare, mentre noi lottiamo d'attimo in attimo, con un'energia che fa di quest'impresa la più bella dopo la dipartita dei Mille. Dove sono i combattenti, gli arditi, i volontari, i futuristi? Io ho tutti soldati qui, tutti soldati in uniforme, di tutte le armi. È un'impresa di regolari. E non ci aiutate neppure con sottoscrizioni e collette. Dobbiamo fare tutto da noi, con la nostra povertà. Svegliatevi! E vergognatevi anche. Se almeno mezza Italia somigliasse ai Fiumani, avremmo il dominio del mondo. Ma Fiume non è se non una cima solitaria dell'eroismo, dove sarà dolce morire ricevendo un ultimo sorso della sua acqua. Non c'è proprio nulla da sperare? E le vostre promesse? Bucate almeno la pancia che vi opprime, e sgonfiatela. Altrimenti verrò io quando avrò consolidato qui il mio potere. Ma non vi guarderò in faccia. Su! Scuotetevi, pigri nell'eterna siesta! Io non dormo da sei notti; e la febbre mi divora. Ma sto in piedi. E domandate come, a chi m'ha visto. Alalà »

(La lettera inviata da D'Annunzio a Benito Mussolini direttore del Popolo d'Italia)


Questa lettera apparve sul Popolo d'Italia il 20 settembre emendate dalle parti più polemiche (quelle che appaiono in corsivo). Al riguardo è da rimarcare che mai in seguito D'Annunzio contestò la censura alla sua lettera. Mussolini avviò rapidamente una sottoscrizione pubblica per finanziare Fiume che raccolse quasi tre milioni di lire. Una prima tranche di denaro, ammontante a 857.842 lire, fu consegnata a D'Annunzio ai primi di ottobre, altro denaro in seguito. Parte del denaro, con un'autorizzazione pubblica del poeta, fu utilizzata per finanziare lo squadrismo milanese.

da

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Re: Una microstoria ancora da scrivere

Messaggio  Giovannimaria Ammassari il Dom Giu 26, 2011 9:01 am

Altri indizi di ricerca, oltre che quelli del gentile messer giorgio :



Carissimo Gianfranco,
un documento a dir poco interessante.
<< Fiume (in croato Rijeka, in ungherese Fiume, in sloveno Reka; in tedesco Sankt Veit am Flaum, 144.043 ab. nel 2001), situata sull'Adriatico (Golfo del Quarnero) è la terza città della Croazia per popolazione dopo Zagabria e Spalato. Sede universitaria ed arcivescovile.Già appartenente all'Impero austro-ungarico (dal 1779 al 1919), Stato libero di Fiume dal 1920 al 1924 e italiana dal 1924 al 1947 (capoluogo dell'omonima provincia), dal 1947 al 1992 fece parte della Jugoslavia; è croata dal 1991. >>
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Di Fiume è nativa una mia stretta parente che a distanza di oltre sessanta anni ricorda ancora la sua città nativa, la sua Patria . Moltissimi Fiumani italiani da secoli lasciarono Fiume molti vennero anche a Lecce .
Ma questa è una storia per così dire recente che ebbe il suo epilogo nella seconda guerra mondiale.

Torniamo al documento.

Gianfranco, bisogna che tu ingrandisca quella parte di documento in alto a sinistra.
Quello protebbe essere l’Oggetto della lettera.
Nella parte sottostante del documento è scritto :
<< Fac simile in foto incisione della lettera del Comando di Fiume nella quale viene autorizzato il sottoscritto a raccogliere offerte >>
Il “sottoscritto “ è un tal “Leopoldo De Rocchi” che era residente a “San Paolo” in Brasile in “ Rua Bardo de Itapetininga n° 67”
Vi è scritto anche che le “somme raccolte verranno il più sollecitamente possibile, spedite insieme all’elenco dei sottoscrittori per mezzo della Banca Italiana di Sconto di san Paolo ,alla Direzione della Banca di sconto di Vicenza,perché le faccia pervenire a destinazione”

Questa è una Lettera scritta dalla località di San Paolo in Brasile.

E’ importantissima perché si apprende che anche in Brasile degli Italiani donarono delle somme in denaro per la Città di Fiume Italiana.

Da questo documento apprendiamo quanti sforzi anche fuori dall’Italia di allora vennero messi in atto per proteggere Fiume, i suoi figli le donne.






La sottoscrizione è cosa nota, di cui però forse non si ha contezza su quanto raccolto e sulla destinazione finali delle somme raccolte.

Restano lati oscuri, che la Storia non ha raccontato e scritto ancora.
Una Storia Ufficiale e non ufficiale su fiume e su quel periodo, sui rapporti epistolari e non tra Benito Mussolini ed il Poeta Gabriele D’Annunzio.




Guardate cosa ho trovato su Internet, un articolo riguardo la famosa Impresa di fiume del Poeta Gabriele D’Annunzio dal titolo :

Inedito: la vera storia di Fiume. D'Annunzio scrisse a Benito
Scritto il giorno di domenica 13 marzo 2011

<< In realtà Mussolini non credeva che l’impresa sarebbe riuscita, e si limitò a un sostegno formale, tanto che già il 20 settembre il vate gli scrisse una lettera piena di insulti che il duce ebbe la sfrontatezza di pubblicare, censurata e rimontata, facendola passare per una lettera di lodi. Poi si limitò a promuovere una sottoscrizione per Fiume che fruttò quasi tre milioni di lire. In ottobre consegnò a d’Annunzio, di persona, le prime 857.842 lire, e non si è mai saputo quanto abbia versato del resto; sospettato di essersi tenuto gran parte del denaro per finanziare il fascismo, ottenne una dichiarazione pubblica nella quale il Comandante riconosceva di averlo autorizzato a trattenere una cifra imprecisata per i suoi «combattenti»: i quali, a Fiume, erano una minoranza. Per troppi anni, fino ai più recenti, si è considerata l’impresa fiumana soltanto come un episodio di acceso nazionalismo, o addirittura la culla del fascismo. In realtà Fiume fu anzitutto uno straordinario, avanzatissimo, esperimento libertario, a partire dalla Costituzione scritta dal poeta e dal sindacalista rivoluzionario Alceste De Ambris >>
Vedi anche altri articoli in :
Giordano Bruno Guerri, Inedito: la vera storia di Fiume. D'Annunzio scrisse a Benito. Il Vate contava sulle "squadre" fasciste del futuro Duce. Che non credeva nel successo. Salvo appropriarsene... La lettera: "Caro Benito, parto confidando nel tuo appoggio", in «Il Giornale», 8 marzo 2011.

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Sul carteggio tra Benito Mussolini e D’annunzio ho trovato:

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Con due versioni della lettera ufficiale tra Benito Mussolini e D'annunzio.


Questa invece è una visione differente rispetto alla Storia ufficiale, resa nota sul internet da un sito di anarchici :
titolo:
Aspetti libertari dell'impresa di Fiume
Tratto da : [Devi essere iscritto e connesso per vedere questo link]

Quanto ancora oggi Fiume sia nella memoria degli Italiani lo dimostrano i Raduni che si svolgono in Italia.
Questo Raduno è del 29/09/2003 pubblicato su :
La Voce di Romagna 29/09/2003
Raduno nazionale del Libero Comune di Fiume in esilio a Rimini
di Aldo Viroli

vedi:
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Come ancora oggi ci sia un ricordo dell’Impresa Fiumana possiamo leggerlo da un fatto di cronaca dell’anno 2009 (duemilanove).


La Bandiera Italiana issata a Fiume interviene la Polizia


Una bandiera italiana con scritte irredentiste è stata innalzata sabato notte da ignoti in una delle piazze centrali della città croata di Rijeka (Fiume), nel nord Adriatico. A dare la notizia è stata la televisione pubblica croata Hrt, che ha dedicato al fatto l’apertura dell’edizione serale del telegiornale. Dopo la segnalazione di alcuni passanti la polizia locale ha provveduto a togliere il tricolore italiano sul quale, tra l’altro, era stato scritto: «Torneremo in Istria, a Fiume e in Dalmazia». Nelle vicinanze sono stati trovati dei volantini con la scritta: «Viva Fiume italiana!» Si suppone che con questo atto eclatante qualcuno abbia voluto commemorare il 90° anniversario dell’occupazione della città delle truppe di Gabriele D’Annunzio. Era infatti il 12 settembre 1919 quando la legione degli “Arditi“, 2500 nazionalisti ed ex combattenti italiani guidati dal celebre poeta, occupò la città e proclamò la Reggenza Italiana del Carnaro, successivamente annessa al

Regno d’Italia.

Tratto da un articolo del 15/09/2009
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Un documento importante Gianfranco importantissimo.
Un Tassello di una Storia non ancora completamente scritta.

Saluti
Giò Very Happy

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Re: Una microstoria ancora da scrivere

Messaggio  Gianfranco il Dom Giu 26, 2011 10:33 am

ecco l'ingrandimento:
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Very Happy
sarebbe bene circostanziare i fatti che fecero maturare le necessità della sottoscrizione... per esempio quali i fatti che precedettero il momento?

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Re: Una microstoria ancora da scrivere

Messaggio  Gianfranco il Mar Giu 28, 2011 7:09 am

A me questo inciso stampato tipograficamente (ma anche l'organizzazione delle altre pagine) dimostra che ci fu una vera e propria mobilitazione per la raccolta di fondi, strutturatasi attraverso la distribuzione in tutto il mondo di questo modello di stampati utili a raccogliere i fondi.

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Re: Una microstoria ancora da scrivere

Messaggio  Giovannimaria Ammassari il Mar Giu 28, 2011 8:34 pm

Gianfranco ha scritto:A me questo inciso stampato tipograficamente (ma anche l'organizzazione delle altre pagine) dimostra che ci fu una vera e propria mobilitazione per la raccolta di fondi, strutturatasi attraverso la distribuzione in tutto il mondo di questo modello di stampati utili a raccogliere i fondi.

Certamente ci fù una mobilitazione, almeno in italia.
Questo documento che tu ci proponi invece ci fa apprendere che ciò avvenne anche fuori dai confini dell'italia di allora sempre per cura di Emigrati italiani.

La lettera in alto a sinistra è quindi una “lettera del Comando di Fiume” su carta intestata “Città di Fiume – COMANDO” e datata “Fiume d’Italia 12 Ottobre 1919”; compare un timbro con la dicitura :” COMANDO DELL’ESERCITO ITALIANO IN FIUME D’ITALIA”.
Riporto alcuni brani della lettera.:
Il Sig. Leopoldo de Rocchi di San Paolo
ha giurato di essere fedele alla Causa di Fiume per l’onore e la gloria d’Italia.
Si autorizza a raccogliere offerte a favore delle Donne e dei Bimbi della eroica Città, impoverita dal blocco della fame imposto dall’infame governo di Francesco Saverio Nitti.
La sottoscrizione venne indetta per ordine del Comandante Gabriele D’Annunzio.
……………>>

La Questione di Fiume è cosa nota e conosciuta nelle varie versioni della Storia ufficiale e non ufficiale.

Circa la Sottoscrizione, anche, essa fu una sottoscrizione pubblica che ebbe inizio in Italia a quanto è dato sapere dalle colonne del giornale “Il popolo d’Italia” di cui nell’anno 1919 e 1920 era Direttore Benito Mussolini.

A Fiume altresì vi era nell’anno 1919 un vero e proprio “Comando” detto “Comando di Fiume” o “Comando di fiume d’Italia”.
Ed esso fu a capo il “Comandante Gabriele d’Annunzio”

Gli Italiani di fiume si videro traditi dall’Italia appena uscita dalla prima guerra Mondiale e Grabriele d’Annunzio colse occasione per tenere alto il Valore della cosiddetta Italianità.

Ho trovato su internet da:
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D’ANNUNZIO E LA QUESTIONE DI FIUME
(Relazione di Marcello Bolpagni sulla lezione del Prof. Michele Colombo, Szeged, 16/2/2011)


Il professor Colombo allega come materiale didattico attinente alla lezione due cartine etnografiche e un testo di Gabriele D’Annunzio, dal titolo «L’Orazion piccola in vista del Carnaro», datato 12 settembre 1919.

Prima di affrontare l’analisi del testo il professore introduce il contesto storico e traccia una sintesi della figura del letterato vate.

Le cartine (una delle quali proveniente da una mappa austriaca del 1910) indicano l’etnografia dell’Istria e del Golfo del Carnaro agli inizi del secolo scorso: in particolare Fiume (Rijeka in croato) dal 1779 fino al 1919 (data della fine dell’impero austro-ungarico) era considerata un punto strategico, con delle divisioni sociali molto nette al suo interno; infatti i governatori della città erano tradizionalmente ungheresi, il ceto affaristico italiano e quello operaio croato. Questa differenza di classe così netta portò giocoforza a delle tensioni, che superarono il livello di guardia soprattutto dopo il 1919, quando Fiume venne occupata da truppe di svariati paesi, e il suo destino si decise nell’assemblea di Parigi.

Gabriele D’Annunzio(1863-1938): romanziere e personaggio politico. All’epoca dei fatti di Fiume era già affermato sulla scena europea, grazie principalmente al romanzo «Il Piacere» (1889) e a «Le Laudi» (1903). Dal punto di vista della vita pubblica è sempre stato particolarmente attivo: eletto parlamentare con la destra, era passato rocambolescamente a sinistra. Si fece quindi inserire nei quadri dell’esercito italiano nella prima guerra mondiale, dimostrandosi un forte interventista.

In seguito tenne comizi a Roma sull’annessione di Fiume all’Italia, destando le attenzioni dei reduci di guerra rimasti senza lavoro.

Nel frattempo a Fiume iniziarono una serie di manifestazioni, e il 25 agosto 1919 il capo dei Granatieri di Sardegna venne allontanato dalla città: sette granatieri scrissero allora a D’Annunzio, pregandolo di intervenire. Fu così che il 12 settembre, alla testa di 2500 uomini e senza trovare opposizione alcuna, D’Annunzio marciò trionfalmente verso Fiume. Proclamò immediatamente l’annessione della città all’Italia, ma il governo italiano, imbarazzato, sconfessò D’Annunzio, mentre Mussolini, all’epoca ancora giornalista politico, avviò una sottoscrizione per finanziare il mantenimento di Fiume.

Come soluzione di compromesso, il governo si impegnò ad impedire che la città venisse annessa alla Jugoslavia, spingendo per l’indipendenza, ma il poeta combattente non accettava limitazioni di sorta. Tuttavia, il 15 dicembre del 1919, il consiglio di Fiume votò a favore dell’indipendenza, e a nulla valse il tentativo di D’Annunzio di indire un plebiscito per avvalorare la propria tesi.

Dopo aver tentato invano di resistere senza approvvigionamenti e aver inutilmente proclamato la “Reggenza italiana del Carnaro”, D’Annunzio deve arrendersi al fatto che Italia e Jugoslavia si sono accordate affinché Fiume diventi stato libero (12 novembre 1920). D’Annunzio però rifiuta il trattato, e gli eventi precipitano: le truppe italiane assediano la città con un massiccio bombardamento navale, costringendo il poeta e i suoi prodi alla capitolazione. Come mostrato da una fotografi allegata dal professore, il 18 gennaio 1921 D’Annunzio saluta il popolo e abbandona la città. >>





Certo è importante che in Brasile a San Paolo degli Italiani, probabilmente Emigrati o Dall’Istria e da Fiume in particolare o dal Triveneto Italiano, sentissero la spinta solidale verso Fiume o meglio verso Fiume d’italia.

Purtroppo la sussessiva “Fascistizzazione ” di Fiume e di tutta l’Istria fece considerare da Tito e ai cosiddetti Titini, (forse con il supporto e l’aiuto di partigiani italiani della resistenza)- ogni Italiano un Fascista da gettare nelle Foibe!!!!

Che storia triste !!!!!!!!!!!!!!!!!!

Saluti
Gio Very Happy

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Re: Una microstoria ancora da scrivere

Messaggio  Giovannimaria Ammassari il Mar Giu 28, 2011 9:01 pm

Mi sono accorto dopo,
che la lettera i Fac-simile in foto incisione in alto a sinistra ingrandita dal buon Gianfranco viene firmata da :
“Il Segretario particolare del Comandante
Ten(ente) Aviatore Cattoi Costantino”


Digitando Cattoi Costantino sul motore di ricerca google ho trovato una sua ampia biografia dove dice che è stato “intimo di Gabriele D’Annunzio” e che partecipò all’Impresa di Fiume.

Da questo documento proposto dal buon Gianfranco appuriamo che il Cattoi fu nell’anno 1919 in quel di “Fiume d’Italia” : “Il Segretario particolare del Comandante “ Gabriele d’Annunzio”


Ecco dal sito : [Devi essere iscritto e connesso per vedere questo link]

la sua biografia:
Costantino Cattoi ( 1894-1975 )
(di Maurizio Martinelli)
Il tenente colonnello aviatore Costantino Cattoi, nato in Frosinone nel 1894, esprimeva una poliedrica personalità, ma soprattutto credeva nell’uomo e nelle sue origini divine.
Eroe della prima guerra mondiale, inventore della prospezione fotografica applicata alla cartografia, legionario nell’impresa di Fiume, intimo di Gabriele D’Annunzio, esperto internazionale di ricerche idriche e minerarie, scopritore negli anni Trenta delle antichissime città di Capena nel Lazio e di Lilibeo vicino Marsala in Sicilia, si presenta al Dr Filippo Martinelli, chimico ed esoterista di Carrara nel lungo ed appassionante carteggio durante il periodo 1958 - 1960 :
“ Non sono un professore, ma il geotecnico Cattoi. Se fossi professore avrei tenuto in gran dispregio le sculture rupestri, e non sarei giunto a scoprire che non sono altro che iscrizioni oracolari e ideografiche, i prototipi italici di tutte le successive iscrizioni e scritte geroglifiche del mondo, a partire dall’Egitto…....la mia è una ricerca mistica sulle origini dell’uomo ”.
Costantino Cattoi ( d’ora in poi semplicemente Cattoi ), dopo aver conseguito il diploma di agrimensura durante l’anno scolastico 1912-13, “venne chiamato alle armi nel 1914 nel Corpo dell’Artiglieria, ma nel 1915 chiede ed ottiene da tenente di frequentare a Torino il Corso Allievi Osservatori d’aeroplano. Nel settembre 1915 entra in Zona di Guerra ove è destinato prima alla 46ima ed indi alla 49ima ed alla 32ima squadriglia aeroplani per artiglieria. Nel 1917 passa alla 252ima squadriglia idrovolanti per artiglieria, poi passa all’Ufficio Servizi aeronautici del Comando Supremo ed indi al Comando Artiglieria della IV Armata e nel 1918 al Comando Artiglieria della 1ima Armata. Dopo la guerra fu Legionario fiumano. E’ decorato di due medaglie d’argento e di due di bronzo al valore militare. Successivamente partecipa ad operazioni aeronautiche in Libia, esattamente in Tripolitania e Cirenaica ”.
Fotografando ed osservando dall’aereo i rilievi montani, le varie culture dei terreni, i rilievi topo-fotografici Cattoi comprende l’importanza della rilevazione aerea per la topografia e la cartografia, anzi propone inutilmente alle sfere militarir di brevettare questa sua scoperta; saranno i francesi a sviluppare più tardi le sua intuizione tramite brevetti internazionali. Da notare anche che Cattoi partecipa attivamente al trentaseiesimo congresso italiano della società geologica italiana, tenutosi a Piacenza il 16-22 settembre 1923.
Assegnato al comando militare di Grosseto nel 1930, Cattoi conosce una giovane sensitiva che diventerà famosa come radiomante, Maria Domenica Mataloni. La ragazza, divenuta sua moglie, gli donerà due figlie, Giovanna Atlantina nel 1932 e Maria Pia nel 1938.
Cattoi, comprendendo le straordinarie facoltà della moglie, decide di abbandonare la carriera militare per fondare assieme a Maria Mataloni una propria società, la società radiogeotenica di Grosseto atta alle ricerche idriche, minerarie ed archeologiche nel sottosuolo. Tra le maggiori scoperte della coppia si possono citare due importanti ritrovamenti : quello dell’antica città Etrusca di Capena nel Lazio a Nord di Roma, alcuni metri sotto la quale Cattoi e la moglie trovarono resti di una Capena ancora più antica; successivamente Cattoi e Maria Mataloni vennero invitati dal Dipartimento delle Antichità di Trapani e Marsala a cercare l’antica città di Lylybeus. Nel dicembre 1931, Cattoi poté annunciare di aver localizzato la città nello “Stagnone di Marsala”, rinvenendo molte croci a forma di Tau.
Di carattere molto schivo, Cattoi rifiuta favore ed aiuti da parte del regime fascista, nonostante la sua antica amicizia con Italo Balbo. Di lui rimane traccia in libro scritto alla fine degli anni trenta allo scopo di celebrare la grandezza del regime fascista legandola alla storia di Roma, senza tuttavia provare a sviluppare la ricerca archeologica e quella delle origini come avvenne invece nella Germania Hitleriana.
A conferma della sua attività nelle ricerche nel sottosuolo, sappiamo che Cattoi partecipò sia al secondo convegno nazionale per il metano nel 1939 in Bologna, che al terzo l’anno successivo.
Nel dopoguerra Cattoi resta sconosciuto alla pubblica opinione, infatti l’unico documento in cui egli viene citato è un’intervista che egli rilascia nel 1967 al giornalista Franco Bertarelli per il settimanale Epoca, per cui fra gli addetti ai lavori Cattoi viene ricordato come il “Cacciatore di Giganti “. Infine bisogna ricordare alcune citazioni delle sue intuizioni in saggi apparsi sulla rete internet , in riferimento ad alcune scoperte del Prof. Ighina.
Nonostante la moglie perda progressivamente la vista e, di conseguenza, le proprie capacità radiomantiche, Cattoi continua le proprie ricerche nel campo dell’archeologica e nello studio della storia delle origini, localizzando l’antica città di Cosa presso la costa maremmana, fotografando la Sfinge di Cosa sull’Argentario, il “Giano Bifronte” di Pisco Montano a Terracina, la Sfinge di Eryx a Trapani e tutte le sculture rupestri all’Ansedonia. Tali scoperte vengono comunicate da Cattoi nel 1956 all’editore italiano di un importante libro del prof. Denis Saurat, per cui, nella seconda edizione, le informazioni ed i dati dello studioso italiano vengono inseriti nell’appendice….” Numeroso materiale fotografico ci è stato inviato da Costantino Cattoi che, da oltre quaranta anni, cerca, scopre e studia questi monumenti scolpiti nelle montagne, simboli e messaggi di lontane generazioni”.
Proprio in quel periodo, Cattoi, invia a George Hunt Williamson il materiale fotografico ed il report delle proprie scoperte; l’antropologo statunitense si reca intanto nel 1957 sull’altipiano di Marcahuasi in Perù, allo scopo di studiare le sculture rupestri scoperte dal Dr Ruzo e di verificare le ipotesi del ricercatore italiano. I riscontri che Williamson riuscirà ad effettuare con le ipotesi di Cattoi saranno talmente probanti che l’anno successivo l’antropologo americano organizzerà una speciale missione in Europa con l’obiettivo principale d’incontrare Cattoi all’Ansedonia e di discutere con lui tutti le comuni scoperte.
Durante il mese di agosto del 1958, i due straordinari personaggi si incontrano prima a Roma durante la conferenza tenuta da Williamson nella sala stampa del Palazzo Marignoli grazie all’organizzazione dal Dr Francesco Polimeni, editore della rivista Spazio e Vita. Successivamente Cattoi ospita Williamson nella propria residenza in Santa Liberata, Argentario, durante alcuni di giorni di visita alle sculture rupestri, alla città di Cosa, all’oreopitecus di Bacinello.
I due studiosi concordano anche su una questione estremamente vitale, “ infatti Williamson – ribadisce Cattoi – sa benissimo, per conto suo, dell’energia elettro-magnetica, ed ha riconosciuto che le sculture rupestri degli uomini supini, sono veri e propri fari orientativi per i provenienti dagli spazi siderali, e stazioni di rifornimento di energia per i dischi. Entrambi ( Cattoi e Williamson ) ignoravamo di esserne tutti e due al corrente, quindi le reciproche meraviglie ed i reciproci entusiasmi di avere entrambi visto giusto, così enormemente lontani. Ma io avevo dalla mia, non i documenti del tempo della Lemuria di cui dispone Williamson, bensì 25 anni di sopralluoghi per ricerche di acque minerali ed archeologiche con mia moglie, la rabdomante Maria Mataloni. Conoscevo queste linee, come fasce di emissioni di energia elettro-magnetica, dalle quali Maria rifuggiva sempre, perché ne vedeva da grande distanza le emanazioni e i loro fulmini continuati, scagliatisi dalle terre verso il cielo e viceversa, così come vedeva a distanza le fasce gassose ed i giacimenti petroliferi, le correnti d’acqua, l’uranio, il radio, l’oro, l’argento, il rame ( calcopirite ), la pirite, il piombo argentifero, etc “.
L’entusiasmo del Colonnello Cattoi è enorme, dopo anni di ricerche, di studi, di enormi difficoltà, ha trovato dall’altra parte dell’Oceano le conferme delle sue teorie. Infatti Ruzo e Williamson concordano sul legame fra le sculture rupestri e le linee di energia, sulle loro duplici funzioni, sia come punto di segnalazione per i piloti di veicoli spaziali, sia come riferimento per l’energia di rifornimento per gli stessi veicoli. Pertanto è evidente che le sculture rupestri vennero deliberatamente costruite dagli antichi con un duplice scopo :
Da una parte esse indicano luoghi per l’atterraggio di veicoli volanti, dall’altra servono a segnalare le aree dove esistono minerali e, soprattutto, energia elettro-magnetica.
Il Comandante Cattoi aveva attentamente studiato le opere storiche di autori come Mario Guarnacci, Angelo Mazzoldi, Evelino Leonardi, Colonna di Cesarò, Guido d’Alessio, Guido di Nardo, i quali, sin dal settecento, cercarono di proporre un cosiddetto “ primato italico “ riguardo alle origini dell’Uomo. La scoperta di antichissime sculture rupestri in varie aree d’Italia parve dunque a Cattoi una conferma delle tesi di tali studiosi ; nello stesso tempo, la comparazione dei ritrovamenti italiani con quelli di Daniel Ruzo in Marcahuasi, la sintesi operata da Williamson, le innumerevoli apparizioni UFO in tutto il mondo, portano tali uomini a comprendere di stare affrontando un momento cruciale e decisivo per la vita dell’Uomo.
Anche per Cattoi, come per Williamson, nell’ultima volta parte della vita prevale un senso mistico, un’attesa quasi messianica di incontri con esseri superiori e di avvenimenti sconvolgenti per il pianeta. D’altra parte era lo stesso Costantino Cattoi a spiegare al Dr Martinelli “ … lo sbaglio di noi tutti è di tendere a tenerci segrete le proprie fonti di notizie…..ad un indiano venne chiesto : “ cosa è il Bene e cosa è il Male ? E l’indiano, senza esitazione alcuna rispose : il Bene è tutto ciò che unisce e il Male è tutto ciò che divide “. …noi ci teniamo egoisticamente divisi l’uno dall’altro. Invece ora urge unirsi, fondersi ! “ed ancora “….non so se le è mai venuto in mente, se, sotto sotto alle mie ricerche sulle sculture rupestri, si nascondesse un preciso programma non manifesto, chiamiamolo pure “ misterioso”. Ebbene questo mio non manifesto programma, consiste in quanto segue : la mia è la ricerca mistica e pura, sulle origini dell’uomo. Origini che già conosco spiritualmente. ”


NOTE:

Lettera dell’ 1 ottobre 1959
Citato in Aeronautica no. 3-1931 in “ Regia Aeronautica, Ufficiali in congedo, Libretto personale di Costantino Cattoi“, Roma, Stato Maggiore A.M., 5° reparto, Ufficio Storico
Vedi “Lettera di Gabriele D’Annunzio recata al presidente del congresso dal tenente aviatore Costantino Cattoi “, E. Berardi, Milano, 1923. Carta a mano, le carte sono assicurate alla copertina mediante un nastrino tricolore. Foglie con l'impresa dannunziana "Semper Adamas"
Per una conferma dell’attività della società vedi “ Capena e il suo territorio” Maria Cecilia Mazzi, G. Giacomo Pani, Centro regionale per la documentazione dei beni culturali e ambientali del Lazio, Edizioni Dedalo Bari, 1995, pagg. 35-40
Sull’attività della società e sulle “capacità” della Sig.ra Mataloni, vedi l’articolo di Mario Vinci “ Il Tuscolo e tre millenni”in“ Notizie in Controluce “ Mensile di cultura e attualità dei Castelli Romani e dintorni, Anno VIII , numero 10, ottobre 1999
Cattoi comunicò le proprie scoperte a George Hunt Williamson, il quale le riportò nel libro “ Road in the sky”, Neville Spearman, Londra, 1959, pagg. 53-54
Mario Eugenio Rangoni “ Missione di Roma, tratto dalla concezione mistica di Costantino Cattoi”, Ist. Ed. Cisalpino, Milano, 1939. Da notare a pag. 8, la spiegazione dell’appellativo “Costantin dall’ala occhiuta “ che Gabriele D’Annunzio riserva a Cattoi
Vedi il saggio di Marco Zagni “L’archeologia misterica italiana durante il fascismo” in AAVV. “Esoterismo e fascismo” Ed. Mediterranee, Roma, a cura di G. De Turris
“Atti del secondo convegno nazionale per il metano, XIII Fiera di Bologna, 25-28 maggio 1939”, Tip. Parma, Bologna, 1940
Franco Bertarelli ”Il cacciatore di giganti” in Epoca, no 883 del 27 agosto 1967.
Vedi il sito “http://www.ascensione.org/le_scoperte_di_ighina.htm
Denis Saurat “ L’Atlantide e il regno dei giganti “, Le nuove edizioni d’Italia “, Milano, 1957, pagg. 203-204
Vedi il resoconto integrale della conferenza in ben 3 numeri della rivista “Spazio e Vita “ durante il 1958
Vedi articoli de La Nazione del 16 e 18 agosto 1958 con le foto della visita di Williamson. Interessante notare come la corrispondenza da Madrid mostri l’ampio risalto che il quotidiano nazionale accordò all’evento
Lettera del 29 settembre 1958
Lettera del 10 febbraio 1960
Lettera dell’ 1 marzo 1960
(Autore:Maurizio Martinelli) >>

Saluti
La Ricerca continua……………….
Ciao
Giò


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Giovannimaria Ammassari
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Re: Una microstoria ancora da scrivere

Messaggio  Gianfranco il Mer Giu 29, 2011 4:04 am

grandio Gio' sei una miniera... mi riservo di rileggere con calma la gran mole di informazioni da te riportate Very Happy

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Re: Una microstoria ancora da scrivere

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