Nardò - Il museo della memoria

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Nardò - Il museo della memoria

Messaggio  Simonetta il Gio Gen 15, 2009 5:14 pm

Certa di fare cosa gradita, segnalo l'articolo in oggetto,pubblicato in data odierna sul quotidiano della mia città,
"Il Messaggero". Sono rimasta piacevolmente sorpresa questa mattina mentre svolgevo il mio lavoro quotidiano di aiuto redattrice della rassegna stampa interna presso l'ufficio in cui lavoro, di trovare qualcosa che mi ha fatto sentire il caro Salento un po' più vicino anche così..
(e non sto facendo alcuna sviolinata...) Certo, l'argomento non fa sorridere, tutt'altro, ma...che strana coincidenza!
Intanto ... ringrazio dal profondo del mio cuore per tutte le risposte inviate riguardo alla mia richiesta sulle Edicole Sacre...che carini che siete stati...
Lo so, forse non è il posto giusto dove inserire questo mio sincero ringraziamento, e chiedo scusa a chi gestisce il forum per questo,
ma sono così, forse un po' troppo immediata. Sentivo di farlo..
In seguito ringrazierò "virtualmente" coloro che mi hanno aiutato...la cortesia vera e la disponibilità vi contraddistinguono anche in questi casi.
Vi abbraccio ... Simo


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Re: Nardò - Il museo della memoria

Messaggio  Ospite il Gio Gen 15, 2009 8:12 pm

grazie per la segnalazione Wink . Perchè non riporti nel forum la pagina, magari attaccandola nel tuo post?

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Re: Nardò - Il museo della memoria

Messaggio  Simonetta il Gio Gen 15, 2009 10:21 pm

marcello ha scritto:grazie per la segnalazione Wink . Perchè non riporti nel forum la pagina, magari attaccandola nel tuo post?


Embarassed Embarassed ...oggi ci ho provato....ma sembrava la maledizione di montezuma..
niente da fare. ci riproverò... pale
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Re: Nardò - Il museo della memoria

Messaggio  Simonetta il Gio Gen 15, 2009 10:31 pm

Simonetta ha scritto:
marcello ha scritto:grazie per la segnalazione Wink . Perchè non riporti nel forum la pagina, magari attaccandola nel tuo post?


Embarassed Embarassed ...oggi ci ho provato....ma sembrava la maledizione di montezuma..
niente da fare. ci riproverò... pale


..ce l'ho fatta...ecco l'articolo..
buonanotte a tutti



Giovedì 15 Gennaio 2009




IL MESSAGGERO

FRANCESCA NUNBERG dal nostro inviato



NARDO’ (Lecce) - Aveva 16 anni Mario nel ’43, quando l’autorità militare alleata convocò suo padre per chiedergli di organizzare un campo di accoglienza per i reduci dei lager nazisti a Santa Maria al Bagno e a Santa Caterina, comune di Nardò. «Mi mandarono in giro per tutto il Basso Salento a consegnare i decreti di requisizione ai proprietari delle case sfitte sulla marina - racconta Mario Pisacane - Per primi arrivarono i profughi slavi, poi, dall’aprile ’45 all’aprile ’47, si fermarono qui migliaia di ebrei, si dice centocinquantamila, diretti in Palestina... Ho visto passare Golda Meir e Ben Gurion, per noi erano nomi sconosciuti, ma loro si definivano ambasciatori itineranti dello Stato di Israele che stava nascendo. Organizzavano l’immigrazione. Si favoleggiava anche di Moshe Dayan, ma si trattava di un ufficiale inglese con una benda sull’occhio... Alcuni profughi si fermarono poche settimane, altri mesi; alcuni si sposarono (368 i matrimoni), altri lasciarono incredibili testimonianze». E questo si è festeggiato ieri a Nardò, città che nel 2005 ha avuto da Ciampi la medaglia d’oro al valore civile, l’inaugurazione del primo Museo della memoria e dell’accoglienza, nato per ospitare tre grandi murales realizzati da Zivi Miller e salvati dalla rovina.
Ma chi era costui? E come è potuta avvenire un’osmosi tra questi borghi di pescatori, resi ancor più poveri dalla guerra, e i reduci dei campi di concentramento che non avevano più casa, famiglia, paese a cui tornare? Scrive in una lettera Miriam R. Moskowitz, poi approdata in Israele: «Con il mio terribile passato alle spalle, sola al mondo, fui stretta nell’abbraccio della gente di Santa Maria... Furono per noi come i fratelli e le sorelle che avevamo perso».
Andò così. Che la requisizione delle case di villeggiatura non provocò particolare malcontento («Ci fu una petizione per opporsi al sequestro - racconta Paolo Pisacane, ex funzionario del Comune e promotore di tutta l’operazione murales-museo - la firmarono in tre e alla manifestazione si presentarono in due»), e gli ebrei cominciarono ad insediarsi sul litorale. Venne creata una sinagoga (dove ora c’è il bar Piccadilly), un centro di preghiere (adesso supermarket), una scuola, addirittura un kibbutz, Elia, ubicato nell’attuale masseria Mondo Nuovo. Fu Zivi Miller, ebreo rumeno che nei campi aveva perso moglie e figlio, ad aprire una lavanderia, lui a dipingere i murales sulle pareti della Casa rossa, un vecchio deposito di attrezzi, e infine ad innamorarsi di una ragazza del posto, Giulia My, che poi lo sposò, si convertì e lo seguì in Palestina.
I dipinti sono tre, di grandi dimensioni, realizzati a calce con vernice nera: il principale rappresenta il viaggio degli ebrei verso Eretz Israel, si rompono i fili spinati e una folla festante percorre un ponte ideale che parte dell’Italia e raggiunge una porta a forma di stella di Davide. Negli altri murales, una menorah con candele accese e un soldato inglese che respinge una madre con bambino in collo. «L’arrivo in Israele non fu facile, gli ebrei erano clandestini - spiega Gabriele Soran, rabbino di Hof Hacarmel Atlit, la città dove approdarono i profughi, gemellata con Nardò - Lì erano di nuovo prigionieri, vennero portati nel campo con un treno, fatti spogliare e messi sotto le docce, e finché non furono certi che dai rubinetti uscisse acqua..».
I murales di Zivi sono dunque ora finalmente visibili, nella loro disarmante ingenuità grafica, nel loro toccante valore di testimonianza. Autore del progetto del museo l’architetto Luca Zevi: «Un restauro povero ma prezioso - spiega - solo 250mila euro, compreso lo stacco e il restauro delle opere». A pochi passi dal mare, nei vecchi locali di una scuola, Zevi ha realizzato una scatola di cemento grigio senza porte e finestre, attraversata però da strisce di colore chiaro in pietra leccese, che simbolicamente aprono squarci di luce nell’oscurità del ricordo. «Ancor prima di ricordare le vittime è importante capire il fenomeno della solidarietà e dell’accoglienza che qui a Nardò ha avuto massima espressione. Anche il Museo della Shoah che stiamo progettando a Roma avrà all’ingresso il Viale dei Giusti».
Un riferimento romano lo fa anche il rabbino capo Riccardo Di Segni («Complimenti, un’efficienza sorprendente, per me abituato alla lentezza dei progetti museali della Capitale»), arrivato per portare a sindaco, vescovo, amministratori, soprintendenti il suo riconoscimento per un museo che viene inaugurato «in questo momento di particolare sofferenza e tormento. Ma è la dimostrazione di come si possano spezzare i circoli viziosi dell’intolleranza». E non manca un riferimento al dialogo tra cattolici ed ebrei, polemica di questi giorni. «La beatificazione di Pio XII - ha detto rav Di Segni prima di ripatire per Roma - è decisamente una decisione interna del mondo cristiano, sulla quale non possiamo e non vogliamo certamente interferire, ma chiaramente dà una identità alla chiesa cattolica che ci lascia in qualche modo perplessi».
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