Prima o poi qualcuno ci crederà...

Vedere l'argomento precedente Vedere l'argomento seguente Andare in basso

Prima o poi qualcuno ci crederà...

Messaggio  Vincenzo D'Aurelio il Sab Ago 08, 2009 10:32 am

Fonte: People Maglie, supplemento mensile allegato al Belpaese, Allegato n. 314 del 27 giugno 2009

[Devi essere iscritto e connesso per vedere questo link] (da Wikipedia l'immagine dello stemma)

I tre anelli: un simbolo
magico come
emblema di Maglie


A cura di Vincenzo Scarpello

L’arma civica della Città di Maglie è tradizionalmente ricollegata ad una tradizione edificante nata nel XVII secolo ad opera del monaco casaranese Luigi Tarelli, il quale ricollegava l’origine diMaglie all’unificazione di tre casali, San Basilio, Sant’Egidio e San Vito, tradizione che voleva le tre masserie rappresentate come tre anelli, Mallae, tra di esse unite. La smentita di tradizione, dapprima ad opera di Oronzo De Donno nel XIX sec. e poi di Emilio Panarese lascia comunque irrisolto il problema del simbolo araldico dei tre anelli, che potrebbe non essere ricollegato alla leggenda delle tre masserie, ma potrebbe essere l’espressione di una tradizione molto più antica, risalente ai primordi della storia salentina. Un simbolo simile, negli anni in cui il pio monaco Tarelli inventava di sana pianta la leggenda delle tre masserie,già circolava in Italia come emblema araldico di famiglie nobilissime della penisola, i Medici ed i Borromeo. Se nel caso della prima nobile casata fiorentina tale simbolo, diffuso nel Rinascimento come simbolo alchemico, si riferiva al ruolo culturale della famiglia medicea, nel secondo caso, quello dei Borromeo, i tre anelli assunsero un ruolo di unificazione di tre casate, i Visconti, gli Sforza ed i Borromeo. In questa valenza il simbolo dei tre anelli è conosciuto come anelli borromei, tre cerchi collegati in modo da non poter essere separati senza determinarne la frantumazione del legame, quindi un simbolo di indissolubilità di un accordo politico e dinastico tra le tre principali famiglie milanesi. La diffusione di una tale simbologia in Lombardia, già presente in epoca celtica con la dea Belisama che si accompagna alla scrofa semilanuta (il simbolo sacro di Milano), potrebbe far supporre l’esportazione dell’elemento simbolico dei tre anelli nel Salento all’epoca della fuga di un nucleo di longobardi dal Ducato di Benevento, i medesimi longobardi che si stabilirono sulle alture circostanti il canale imbrifero dove ora è costruito il centro di Maglie e che avrebbero potuto adottare il simbolo dei tre anelli come emblema della loro unione familiare e dell’indissolubilità dei legami etnici esportati dalle brume del Nord nell’assolata Terra d’Otranto. Un popolo affascinante, quello longobardo, che fondava i suoi luoghi di culto, le sue Chiese cristiane dedicate alla Madonna, sopra templi precedenti, i nemethon dei tempi antichi, le pietre alchemiche che davano la vita, l’acqua, consacrate a misteriose divinità del passato, secondo schemi arcani che seguivano le fasi lunari, simbolo per eccellenza della femminilità, in quanto legate al ciclo della fertilità femminile. Tale teoria potrebbe essere confermabile se non fosse che il simbolo dei tre anelli fosse notevolmente diffuso già in epoca medievale, nel mondo bizantino, come emblema della Trinità. I Tre anelli come simbolo dell’unione indissolubile di Padre, Figlio e Spirito Santo, nella loro dimensione mariologica. Una diffusione iconografica di tale valenza può essere riscontrata non solo nei mosaici bizantini di Costantinopoli, ma anche in quelli della Basilica della Dormitio della Vergine a Gerusalemme. Ma una simbologia molto più antica dei tre anelli fa ritornare l’attenzione proprio sul Salento, essendo quello dei tre anelli un emblema comune a tutta l’area indoeuropea, diffusa nell’età del bronzo e risalente,nelle prime raffigurazioni, addirittura al mesolitico. Un simbolo magico, ancestrale, che racchiude in sé un retaggio antichissimo di un culto altrettanto antico, quello della Dea Madre. In tale accezione i tre anelli rappresenterebbero la Dea nella sua triplice essenza, tanto che viene anche conosciuta col nome di triplice dea, intesa nei suoi tre aspetti temporali: la Giovane, simbolo di purezza, di incanto, di nascita, il principio femminile in sé; la Madre, che incarna il principio generatore della vita nei suoi valori di fertilità, equilibrio, potere e misericordia; la Vecchia, che rappresenta il culmine della vita che garantisce la totale conoscenza ed esperienza che solo la compassionevole saggezza acquisita dall’età garantisce. I tre anelli rappresenterebbero dunque il ciclo della vita, nascita, vita e morte, che si riproducono e si susseguono ciclicamente, in un infinito cerchio continuo. La madre rappresentata come triade è ricollegata a luoghi percorsi da acque sacre, in cui la valenza sacra è data dalla loro rarità (come del caso di Maglie, con le sue pozze d’acqua che sgorgavano nella desolazione del pietroso territorio circostante e delle inospitali selve), e dalla loro valenza dinamica, come rappresentazione mobile della Dea Madre. Popolazioni come quelle che abitavano il Salento sin dai primordi della civiltà umana, mobili per necessità, alla continua ricerca di cibo e di protezione dalle intemperie, riconoscevano nell’acqua un principio primo di vita, e fonte originale della sopravvivenza. Allo stesso modo avvenne in ambiente celtico, dove i fiumi erano legati alla dea celtica della fertilità e in ambiente indoeuropeo dove nacquero le cosiddette civiltà fluviali, che vedevano nei fiumi l’espressione principale del divino. L’acqua e la pietra, unite indissolubilmente nel paesaggio carsico della Maglie paleolitica, possono essere ritenute la rappresentazione divinizzata della natura, nella sua accezione della triplice dea: l’acqua, nella combinazione particolare delle diverse proprietà minerali, vegetali e volatili che emanano certe sorgenti in certe ore del giorno e della fase lunare che ne crea i poteri rigeneratori e la roccia, le antiche pietre venerate dagli uomini primitivi, i menhir le grotte ed i dolmen la cui diffusione a Maglie è un fatto incontestabile sono la rappresentazione del grembo della Madre Terra, invocata sotto nomi e aspetti differenti. I tre anelli rappresenterebbero non solo la Dea Madre nella sua triplice natura, ma anche gli elementi primordiali della natura, che dalla dea sono regolati, passaggi obbligati attraverso i quali l’energia si trasforma e si rigenera e che garantiscono all’uomo l’unione con il Cosmo, e quindi anche con se stesso. I tre anelli possono essere rappresentati non solo come intersezione l’uno dell’altro, ma come tre cerchi concentrici. Di tale raffigurazione vi è una traccia sorprendente nei pittogrammi della Grotta dei cervi a Porto Badisco, che può essere definito un vero e proprio santuario della Dea Madre. I tre anelli in tale modalità compositiva sono chiamati triplice cinta, un simbolo antichissimo, ricollegato alla raffigurazione divina della Dea, centro sacro e contemporaneamente espressione dei tre livelli essenziali della realtà e dei tre gradi di iniziazione. A tre cerchi concentrici era tanto la pianta di Atlantide quanto quella del Tempio di Gerusalemme e della Stessa Città apocalittica della Gerusalemme Celeste. A tre cerchi concentrici erano le antiche città megalitiche, e tale impianto urbanistico si ripeté anche nelle Città dei Messapi, che costruirono le loro 12 capitali seguendo l’antichissimo schema dei tre cerchi concentrici. Un percorso non solo religioso, ma anche iniziatico è quello che il simbolo dei tre anelli racchiude. Un percorso che porta l’adepto dalla “terra” della propria profanità al “cielo” dell’Iniziazione maggiore, che inizia dal primo anello, che rappresenta la propria realtà interiore, come la Pietra rappresenta la coscienza ed i metalli la complessità di emozioni e sentimenti. Partendo dal proprio fondamento interiore, il Tempio, il percorso iniziatici segue le geometrie sacre del secondo anello, che vanno scoperte sulla base dell’evidenza di forme esteriori. Il passaggio ulteriore concerne un elemento mancante, non ancora tracciato, la cui traccia è compito di ciascuno al fine di inciderlo nella propria Tavola Architettonica. A questo punto, seguendo l’insegnamento di Ermete Trismegisto, bisognerà congiungere le linee mediane orizzontali del tempio fino al centro della circonferenza del triplice cinto, e tale intersezione segnerà la presenza di un asse nascosto che congiunge il Nadir allo Zenit, l’asse dell’elevazione interiore che permetterà di trascendere il labirinto della triplice cinta, il piano materiale, per trovare il senso ultimo della Divinità. Chi avrebbe mai immaginato di trovare così tanti significati in soli tre anelli!

A voi le conclusioni ... io le mie le ho già fatte e vorrei conoscere il vostro pensiero. silent silent silent

_________________
Ardere et lucere perfectum
avatar
Vincenzo D'Aurelio
Moderatore
Moderatore

Numero di messaggi : 1159
Data d'iscrizione : 04.01.09
Età : 43
Località : Maglie

http://www.culturasalentina.it

Tornare in alto Andare in basso

Vedere l'argomento precedente Vedere l'argomento seguente Tornare in alto

- Argomenti simili

 
Permessi di questa sezione del forum:
Non puoi rispondere agli argomenti in questo forum