Le nostre radici

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Le nostre radici

Messaggio  Gianfranco il Dom Gen 04, 2009 10:39 am

Nel dare il benvenuto a tutti coloro che avranno il piacere di aderire a questa iniziativa, inizio subito con un argomento di discussione che mi sta a cuore e di cui vorrei conoscere la vostra opinione:

Ritengo che vi sia un vuoto di conoscenze abbastanza ampio nella storia del meridione d'Italia, cui certo non hanno potuto dare risposte i pur cospicui sforzi che tanti ricercatori delle nostre Università hanno compiuto negli ultimi anni.

Non ho ben chiaro, in particolare, ed in questo vorrei sentire l'opinione dei più, se questo vuoto di conoscenze, o per meglio dire se questa frammentazione di conoscenze, sia da imputare:

  • All'ancora primitivo avanzamento delle ricerche;
  • alla colpevole redazione di testi scolastici di natura "eurocentrica";
  • a certa cultura "eurocentrica" connaturata nell'impronta di certo poco rispettosa della nostra cultura impressa dai burocrati piemontesi dopo l'unità d'Italia ed ancora prassi in tutte le scuole;
  • alla docenza meridionale;
  • alla rassegnazione dei tanti intellettuali meridionali che mai si sono ribellati a questo inaccettabile status quo.


di certo molti di noi hanno dovuto sorbire, durante le lunghe giornate scolastiche, la storia di tutti, meno che la nostra. Provate a chiedere ai vostri conoscenti qualcosa sui Messapi, sui coloni Greci, sul neolitico in Puglia, sul Paleolitico nel Salento ... in pochi avranno le idee chiare sulle proprie radici culturali.
Non è forse nella consapevolezza dell'importanza della propria storia che si forma l'orgoglio e il rispetto per il proprio territorio?
Cosa ne pensate?
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Re: Le nostre radici

Messaggio  Vincenzo D'Aurelio il Mar Gen 06, 2009 4:17 pm

Caro Gianfranco,
la mia è una modesta opinione.
Nel corso dell'Ottocento sono proliferati numerosissimi scritti di storia meridionale incentrati principalmente sulla storia del Regno di Napoli con riguardo particolare alle città storiche campane. Monti nostri studiosi meridionali con grande sforzo e sacrificio hanno cercato di interpretare le nostre "storie" ma le loro ricerche sono sempre rimaste circoscritte a piccolissimi centri culturali e accademici ignorati, per fanatismo regionale, dai circoli culturali del centro-nord. A parte tutto la nostra scuola ha sempre pensato ad ammaestrarci sulla grande storia quindi si incomincia, per dire, dai Romani per finire alla Seconda Guerra Mondiale centrando il discorso esclusivamente su grandi fatti e avvenimenti che hanno interessato tutta la penisola italiana. Il nostro meridione, anche per una falsa storicità, è passato in secondo piano e cosicchè oggi i nostri studenti conoscono il ducato di Parma e i suoi Borboni ma non sanno un bel nulla del nostro Regno di Napoli e dei suoi Borboni. Nel corso degli ultimi anni abbiamo avuto, grazie a numerossissimi studiosi e cultori, non solo di estrazione universitaria, che si sono interessati alla nostra terra e questo risveglio culturale è pienamente appoggiato da numerose pubblicazioni locali che danno respiro e fanno da vetrina a questi nostri piccoli studi che, se così non fosse, rimarrebbero segregati nei circoli culturali. Oggi il meridione ha bisogno di una vetrina culturale che sia il mezzo attraverso il quale poter mostrare la grande storia di questo Salento. Questo forum è una vetrina e l'impegno mio e di tanti altri amici servirà proprio a questo scopo: Salento "sule, mare e ientu ... ma non solo!!!" Wink .
Un abbraccio fraterno
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Un'altra Unità d'Italia

Messaggio  Francesco Danieli il Mer Gen 07, 2009 10:19 am

Cari amici, rispondo all'intelligentissima provocazione di Gianfranco con un mio saggio non molto lungo, risalente ad un annetto fa, che credo caschi come il cacio sui maccheroni. Penso possa costituire un discreto punto di partenza per la discussione, fondando storicamente l'argomento. Fate un po' voi... Smile Intanto mi complimento per l'ottima iniziativa del forum e auguro ogni bene!

Un’altra Unità d’Italia

di Francesco Danieli

Non è facile, in poche righe, affrontare un argomento vasto e delicato come quello in questione. Vasto perché abbraccia più di due secoli di storia; delicato perché attualmente scomodo, scottante, oserei dire incriminante. È una questione rovente, quella dell’Unità d’Italia, soffocata volutamente sotto la cenere degli anni e annaffiata dal sangue di milioni di uomini che hanno offerto la vita, specie nella prima guerra mondiale, per una giovine Italia di cui a stento conoscevano l’esistenza. Insomma, per non dilungarmi, il patriottismo italico (che, ahimè, ora esplode solo durante i mondiali di calcio e le sporadiche partite della Nazionale) ha affondato le sue radici nel ricordo di quei fratelli d’Italia caduti in conflitto. Almeno fu così per tutto il novecento. Chi di noi, al suono del Piave ogni 4 novembre, non ha sussultato in cuor suo e non ha pensato di partire volontario… dimenticando che, grazie a Dio, l’ultima grande guerra era finita nel ’45!?! Un’immagine viva e realistica di ciò che affermo è nella celebre scena guareschiana del comizio di Peppone, sindaco rosso di Brescello, che cambia colore al suo discorso quando don Camillo, dagli altoparlanti della parrocchia, gli lancia in sottofondo La leggenda del Piave. L’unità nazionale, a mio modesto avviso, si fonda su quel sangue; sulla pelle di chi, tra prima e seconda guerra mondiale, ha chiuso gli occhi alla vita gridando «W l’Italia» e sulle lacrime di chi ha pianto quei morti.
A noi, però, è sempre passata un’altra storia, fin dalle elementari. I libri di testo ci hanno presentato in acquerello gli “eroi” del Risorgimento, troppo spudoratamente privi di sbavature per non essere dei falsi d’autore; uomini senza macchia e senza paura chiamati “padri della Patria”. Giuseppe Mazzini, “mente” dell’unità nazionale, l’araldo di ogni democrazia moderna; Giuseppe Garibaldi, “eroe dei due mondi”, il condottiero intrepido e amico dei poveri; Camillo Benso, conte di Cavour, statista retto e avveduto; Vittorio Emanuele II di Savoia, sovrano saggio e illuminato. Dall’altra parte i cattivi: Pio IX, l’ultimo “papa re”, pontefice dispotico e temporale e Franceschiello II di Borbone, ultimo re delle Due Sicilie, sovranuncolo bigotto e sprovveduto.
Le contrapposizioni forzate, del resto, non riguardavano solo personaggi nazionali ma anche e soprattutto uomini locali, coloro che incarnavano in concreto o rigettavano completamente i venti di libertà e innovazione (categorie troppo stereotipate!): patrioti, profeti di modernità e progresso, da una parte; oscurantisti fossilizzati nelle proprie anacronistiche sicurezze dall’altra. Così se un don Giuseppe Leante (1781-1857) era l’ecclesiastico limpido e al passo coi tempi, mons. Michele Vaglio (1783-1865) era il borbonico incallito, connivente col dispotismo regio. Questo senza ricordare che il Leante, ogni volta che dovette dar conto alle autorità del proprio operato, non palesò mai le proprie idee a chiare lettere e mai assunse in pieno le proprie responsabilità; al contrario, quando fu processato nel 1824 (dopo i primi moti antiaustriaci del ‘20-’21, successivi alla revoca della costituzione da parte di re Ferdinando) riuscì a dimostrare la sua estraneità ai fatti; in seguito fece scagionare il nipote don Giuseppe De Franchis, arciprete di Neviano, coinvolto anch’egli in cospirazioni antiborboniche; infine, fu così impressionato dal moto comunista di Galatone del 1848, da non prendere parte a nessuna delle sedute del parlamento borbonico liberale e a dimettersi dallo stesso organo rappresentativo il 4 febbraio 1849, dichiarandosi impedito dalla gotta. All’opposto mons. Michele Vaglio, galateo vescovo di Venosa, che da borbonico convinto non abbandonò mai i preti liberali della sua diocesi, sostenendo finanziariamente coloro che fra questi furono confinati nell’isolotto di Nisida.
Altro luogo comune il riscatto delle masse popolari, delle classi più disagiate, durante il processo che ha condotto all’unità nazionale e dopo la sua attuazione. Per comprenderne l’infondatezza basta consultare i Registri dei settari, compilati dal Ministero di Polizia nelle varie circoscrizioni del Regno: non vi è traccia alcuna di contadini!
Con tutta onestà non si può tracciare un quadro idilliaco del Regno delle Due Sicilie, immediatamente prima dell’unità, in cui compaiano edificanti scene di uguaglianza sociale, di spensierata vita campestre, di devozione e autentica religiosità. Si incapperebbe nel crimine storiografico di opposta corrente cui si faceva cenno in precedenza. Certo non mancavano le contraddizioni e le fatiche che accompagnano l’uomo fin dalla notte dei tempi: la disparità fra i vari ceti sociali, la necessità di guadagnarsi il pane col sudore della fronte, una religiosità spesso solo apparente e utilitaristica. Nonostante ciò, il Mezzogiorno borbonico contava all’epoca più di cinquemila fabbriche, il che significava occupazione e vita dignitosa per una buona fetta della popolazione del regno. Nelle casse meridionali era depositato il doppio dell’oro e dell’argento che possedevano tutti gli altri staterelli della Penisola messi insieme e quell’ingente patrimonio fu interamente fatto sparire dall’invasore piemontese. Le sue splendide città, i graziosi borghi, le ridenti campagne e le splendide coste pullulavano di visitatori provenienti da tutto il mondo; lo testimoniano i loro interessanti taccuini di viaggio, molti dei quali pubblicati dai loro stessi autori o scoperti e editi negli ultimi anni. Le Due Sicilie erano un indiscusso punto di riferimento nel panorama italico ed europeo, sul piano politico quanto su quello culturale e ora, dalla sera alla mattina, si ritrovavano ad essere una semplice provincia di un regno “altro”, nel senso filosofico del termine, distante e ostile al suo interno.
I Piemontesi, con la vile e ambiziosa complicità degli inglesi e dei francesi, invasero il pacifico Regno delle Due Sicilie, senza neppure l’ombra di una dichiarazione di guerra. Francesco II, a soli ventiquattro anni, si trovò a combattere suo malgrado una guerra inaspettata contro i “fratelli italiani”; contro le truppe mercenarie benedette dal cugino Vittorio Emanuele II e organizzate dal quell’avido corsaro, “eroe dei due mondi”, di cui quest’anno ricorre il bicentenario della nascita. Nonostante il tradimento e la corruzione di molti, l’esercito partenopeo lottò valorosamente con il suo giovane sovrano e la sua impavida consorte Maria Sofia, appena diciannovenne, e si arrese dopo tre lunghi mesi di assedio nella fortezza di Gaeta. Era l’alba del 14 febbraio 1861.
Al loro arrivo, i Piemontesi instaurarono un avvilente regime fiscale che prevedeva per i nuovi sudditi il pagamento di più del doppio delle tasse corrisposte sotto i Borboni. La fame originata da tali insostenibili gravami e dalla perdita di un alto numero di posti di lavoro costrinse più di cinque milioni di uomini a emigrare, lasciando persone care, case e terre che non avrebbero mai più rivisto. Nacque quel penoso stato di malessere sociale che ci hanno fatto conoscere come la Questione Meridionale, il Problema del Mezzogiorno.
Migliaia di eroici cittadini del Regno delle Due Sicilie persero la vita sui campi di battaglia, per difendere la propria identità. Così pure a migliaia, uomini, donne e adolescenti furono fucilati nella campagne di tutto il Sud: “li chiamavano briganti”… ma erano gli ultimi paladini, i custodi di una storia plurisecolare e di una cultura ineguagliabile che sarebbero morte con loro, per sempre.

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Re: Le nostre radici

Messaggio  Vincenzo D'Aurelio il Mer Gen 07, 2009 1:32 pm

Caro don Francesco,
ho avuto modo di leggere molti tuoi articoli e qualche libro apprezzando molto la tua preparazione nonchè quello spirito salentino che pervade tutti i tuoi scritti. Ho letto con piacere quanto hai qui postato e mi trovi pienamente d'accordo sul fatto che anche l'Unità d'Italia contribuì ad isolare il Mezzogiorno. L'isolamento risorgimentale contribuì ad accelerare il decadimento economico della nostra terra, già sottoposta alla politica dissanguatrice dei baronaggi (notabilità emergenti) e del piccolo latifondo (es. contratti di miglioria), e ben sappiamo che l'elevazione culturale umana sino ai primi de '900 fu strettamente legata alla capacità economica delle famiglie. Per quanto detto la necessità di braccia nelle nostre famiglie (tanti fiji tante provvidenze!) giovò a discapito della necessità culturale e quindi al fianco del decadimento economico si ebbe un'impennata eccezionale di analfabetismo. I pochi che potevano permettersi di avere figli studenti riuscivano nell'intento di indottrinarli in materie giuridiche, religiose e di medicina e furono proprio questi neo-dottori (nobili, la laurea era motivo di nobiltà) ad interessarsi alla storia della nostra terra e a comprenderne l'importanza. Le loro ricerche non potevano essere comprese dalla maggior parte dei meridionali (illitterati) e come tali rimasero circoscritte nei centri di cultura accademici di élite. A Roma, a Milano e quant'altro la politica del commercio e della nascente industria relegava in secondo piano la nostra realtà agricola e ignorante per cui si disinteressò completamente delle nostre Accademie. L'insegnamento della Storia d'Italia oggi va rivisto profondamente in quanto, a parere mio, è necessario che i nostri studenti conoscano la grande storia ma che la stessa sia poi assimilata nelle dinamiche della nostra microstoria. Solo in questo modo si potrà far conoscere come la II Guerra Mondiale, ad esempio, non fu per noi solo miseria e fame ma fu anche il sacrificio e l'amor patrio di tanti nostri conterranei che partirono al fronte e dal quale non fecero mai più ritorno! E' far comprendere come la Riforma non fu solo il Concilio di Trento o la lotta a Lutero, ma fu anche quell'opera religiosa che sradicò il rito greco dalle nostre città ...etc.
Saluti
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Re: Le nostre radici

Messaggio  Francesco Danieli il Mer Gen 07, 2009 1:48 pm

Caro Vincenzo, Rolling Eyes quanto sono sagge le tue parole! Dovremmo avere il coraggio di recuperare la STORIA... dal "romanzo" che ci hanno fatto trangugiare per anni. Un grato saluto.

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Re: Le nostre radici

Messaggio  Vincenzo D'Aurelio il Mer Gen 07, 2009 1:56 pm

Il mio abbraccio fraterno e di grande speranza giunga a te! Very Happy
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Re: Le nostre radici

Messaggio  Ospite il Mer Gen 07, 2009 2:51 pm

quante riflessioni sovvengono rileggendo il testo di d. Francesco e le aggiunte di Vincenzo! Quanto è facile comprendere come siamo stati "maltrattati", portandoci dietro conseguenze di cui si paga ancora il prezzo,magari rincalzato da attuali rappresentanti che perpetuano i disastri ricevuti... amare considerazioni su cui occorre riflettere per sperare. Grazie di quanto ci avete offerto e mi auguro giungano sopratutto a chi insegna le materie pertinenti.

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Re: Le nostre radici

Messaggio  Ospite il Mer Gen 07, 2009 5:24 pm

Condivido in linea generale quanto sopra circa l’esistenza di un problema conoscitivo intorno alle “nostre radici” storiche (in senso lato) e la necessità di cercare un’adeguata risposta nelle istituzioni scolastiche e formative in primis, soprattutto in uno scenario così complesso come quello attuale ove tra vettori locali e globali che si intersecano nell’esistenza di ognuno di noi si annidano i rischi di un localismo identitario sterile (quando non esaltato e pericoloso da una parte) o di una omologazione vuota che scardina ogni appartenenza storica.
A proposito della questione politica nazionale che ci riconduce al processo di unificazione e ai suoi limiti ben descritti sopra vorrei solo aggiungere alcuni dettagli pertinenti proprio l’impostazione della nascente scuola italiana che, di quella politica (nei valori e negli insegnamenti programmatici che trasmetterà, nonché nelle narrazioni storiche che offrirà), era espressione. Mi riferisco alla “piemontesizzazione” che guidò il processo di unificazione e che si espresse chiaramente in ambito scolastico come una conformazione centralizzatrice già dai tempi della legge Casati del 1859. Lo spirito accentratore continuò a caratterizzare anche l’impostazione della politica scolastica della sinistra storica, il cui progetto vedeva nella scuola un vettore di omologazione nazionale e disciplinamento. Nella più importante legge dell’epoca (Coppino, 1877) infatti forte era lo spirito della pedagogia positivista che identificava nel sapere la forza del progresso civile e morale: l’istruzione elementare corrispondeva alla diffusione di rudimenti del sapere e, soprattutto, all’educazione civico-politica volta all’integrazione del popolo. Bisognava formare una coscienza civile unitaria, a detrimento di ciò che avvertiamo chiaramente oggi come limiti, o più in generale vuoti, se non privazioni identitarie. Proprio da questo intento di omologazione più generale credo provengano come degeneri frutti (tra le tante altre cose) le semplificazioni sopra smascherate da Francesco.
Bisogna fare molto per colmare certe lacune, è vero, però non dimentichiamo che la scuola sta mutando e si offre credo (forse un po’ troppo ottimisticamente) a tali sforzi: la scuola di oggi, la scuola imperniata sull’idea cardine di “autonomia” è, almeno nei suoi intenti e nello spirito delle leggi che l’hanno rifondata, una scuola che vuole riscoprire la diversità, la peculiarità dei contesti locali e specifici in cui ogni studente vive e cresce. Per tale ragione c’è ampia possibilità di fare: spetta ai docenti e agli operatori culturali tradurre in pratica questo principio di contestualità ormai chiaramente riconosciuto nell’istituzione scolastica. Accanto ai programmi canonici di storia, ma anche di letteratura (non esiste solo Trilussa!) ecc., le scuole salentine possono oggi proporre percorsi relativi alla nostra micro-storia e alla nostra specifica cultura. Nulla ce lo impedisce, se non la nostra poca esperienza. Raccontare la propria storia significa anzitutto riscoprirla con serietà e rigore, quanta fatica però questo comporta, quanto studio per sostenere questo risveglio!

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Re: Le nostre radici

Messaggio  Gianfranco il Mer Gen 07, 2009 6:46 pm

Nulla ce lo impedisce, se non la nostra poca esperienza.

Credo che questa frase esemplifichi in modo lampante lo stato delle cose; la poca esperienza di tante generazioni di Salentini che sono cresciuti a pane e Camera-Fabietti (Renato Fabietti era Milanese manco a dirlo, Augusto Camera non ricordo) - dieci milioni di copie venduti nelle diverse edizioni pubblicate dal dopoguerra ad oggi - un testo che senza entrare nella polemica politica di qualche anno fa, porta in sé anche le carenze di una storia raccontata da un solo punto di vista, quello di un uomo del nord che altro non ha potuto fare che migrare nel testo la propria esperienza, la propria sensibilità, ma soprattutto la propria cultura e la propria formazione: rispettabile, ma tanto diversa dalla nostra.

Tocca alla nostra classe docente, alla luce dei nuovi strumenti normativi introdotti grazie soprattutto alle pressioni della lega nord, prendere coscienza delle carenze formative e porre rimedio alla situazione ...o almeno cominciare.
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Re: Le nostre radici

Messaggio  Giovannimaria Ammassari il Mer Gen 07, 2009 7:25 pm

Carissimi, bentrovati,
Francesco Danieli ha scritto :
"Era l’alba del 14 febbraio 1861.
Al loro arrivo, i Piemontesi instaurarono un avvilente regime fiscale che prevedeva per i nuovi sudditi il pagamento di più del doppio delle tasse corrisposte sotto i Borboni. La fame originata da tali insostenibili gravami e dalla perdita di un alto numero di posti di lavoro costrinse più di cinque milioni di uomini a emigrare, lasciando persone care, case e terre che non avrebbero mai più rivisto. Nacque quel penoso stato di malessere sociale che ci hanno fatto conoscere come la Questione Meridionale, il Problema del Mezzogiorno.
Migliaia di eroici cittadini del Regno delle Due Sicilie persero la vita sui campi di battaglia, per difendere la propria identità. Così pure a migliaia, uomini, donne e adolescenti furono fucilati nella campagne di tutto il Sud: “li chiamavano briganti”… ma erano gli ultimi paladini, i custodi di una storia plurisecolare e di una cultura ineguagliabile che sarebbero morte con loro, per sempre.
"

Concordo pienamente con quanto riportato, anche se a distanza di oltre 147 anni può essere frainteso a livello politico, ma noi quì si deve riscoprire La Storia quella con la S Maiuscola, la Cultura con la C Maiuscola e via dicendo.....e scrivendo.
A distanza di più di un secolo si viene a conoscenza di fatti scritti, narrati, manoscritti che portano alla luce una verità non detta e sopratutto non insegnata nelle scuole pubbliche statali alle generazioni dell'Italia Unita.

Un plauso da parte mia a Francesco Danieli per questo breve saggio ma intriso di verità storica.
Quindi personalmente penso che sia stata operata volutamente un taglio delle "nostre radici". Certamente credo che come ha scritto Gianfranco molto fu fatto per la :

"rassegnazione dei tanti intellettuali meridionali che mai si sono ribellati a questo inaccettabile status quo.
Questo taglio, a mio parere, non si può porre più rimedio perchè il tempo ha cancellato definitivamente i segni e le tracce di una Cultura Atavica cancellata per sempre.

Basta pensare, e non solo; a ciò che ha scritto l'amico Vincenzo :

" far comprendere come la Riforma non fu solo il Concilio di Trento o la lotta a Lutero, ma fu anche quell'opera religiosa che sradicò il rito greco dalle nostre città "
Altra pagina dolorosa, a cui non si è solito fare nessun riferimento , del Rito Greco, dei Sacerdoti di Rito Greco che esercitavano nelle nostre località, non ne è rimasta che qualche traccia........e tanto...tanto ancora è stato cancellato volutamente, depredato, rubato, traviato distorto...
Saluti

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Messaggio  SPANO GIOVANNI il Gio Gen 08, 2009 6:00 pm

Condivido pienamente le riflessioni fatte da chi mi ha preceduto nel commento all'articolo di don Francesco.
Noi veniamo da un vuoto storico, direi quasi incolmabile, o meglio una presentazione della storia, unilaterale.
La nostra "colpa" è ed è stata quella di subire passivamente tutto quello che ci succede intorno.
Unica ribellione, il BRIGANTAGGIO, anche questo fenomeno ancora oggi non si riesce a rivalutarlo o quanto meno
a fare chiarezza su questo movimento popolare. Noi siamo del Sud, ed allora appropriamoci della nostra storia, noi conosciamo la storia che ci hanno insegnata a scuola, facendo passare per eroi gente che forse non lo meritava e per delinquenti comuni i cittadini che cercavano di difendere i propri diritti, usurpati totalmente.
Un primo passo sarebbe quello di conoscere noi stessi e le nostre radici e poi cercare di essere protagonisti della nostra rinascita. Non possiamo aspettare che lo Stato o gli altri risolvano i nostri problemi.
Non sono nè filoborbonico e tanto meno filosavoiardo; mi piacerebbe che le cose fossero chiamate con il proprio nome. Ci sono dei movimenti che considerano negativo tutto ciò che non è borbonico e la storia ufficiale che considera poco o niente i borboni e la storia del Sud.
Il nostro contributo dovrebbe essere lo studio, la ricerca e la chiarezza.
E' un periodo in cui ci sono tanti testi di storia riscritta, ma nella maggior parte dei casi sono filoborbonici o molto vicini al Regno delle due Sicilie; per averne un'idea basta leggere la rivista "DUE SICILIE" ed altre ad essa collegate, tipo NAZIONE NAPULITANA ecc.
Loro hanno un'idea unilaterale dell'Unità d'Italia, ma hanno anche il merito, quale gente del Sud, di far sentire la propria voce. Io penso che la verità stia nel mezzo; il bene ed il male non stanno mai da una sola parte.
Proponiamoci per l'approfondimento di quel periodo storico tanto controverso.
Un cordiale saluto a tutti anche ai filoborbonici che seguo con molta simpatia.
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Re: Le nostre radici

Messaggio  Vincenzo D'Aurelio il Gio Gen 08, 2009 6:22 pm

A proposito di quello che ha scritto l'amico Giovanni vi segnalo un'interessante opera (tra l'altro economica) dal titolo "Processo a Garibaldi" di Antonio Cirillo e Vincenzo Labanca, Siris Editore 2007 - Prezzo Eur 10,00. E' divertente davvero divertente leggere, secondo la visione dell'UNITARISTA Cirillo e dell'ANNESSIONISTA Labanca. Provare per credere!
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Ulisse

Messaggio  Gianfranco il Gio Gen 08, 2009 6:36 pm

Giusto per rimanere in tema ricordo la recente puntata di Ulisse, ne trovate qui una breve descrizione che fa un po' di giustizia sull'argomento.
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Messaggio  Fernando il Ven Gen 09, 2009 6:07 pm

Un cordiale saluto a tutti e complimenti vivissimi per le iniziative. Mi interesso da sempre di storia meridionale e salentina in particolare. Vincenzo mi ha spinto a entrare nel forum storico quando scrive che "... la II Guerra Mondiale ... fu anche il sacrificio e l'amor patrio di tanti nostri conterranei che partirono al fronte e dal quale non fecero più ritorno". In questi ultimi anni mi occupo dei tanti militari italiani, in particolare dei carabinieri, caduti o dispersi in Albania prima e dopo l'8 settembre 1943. La ricerca ha prodotto un primo risultato con la pubblicazione di ""1943. Carabinieri in Albania. Un diario inedito" Lupo Editore - Copertino. Il saggio, pensato come strenna da offrire a quanti avessero partecipato alla cerimonia di inaugurazione della nuova sede dell'Associazione Nazionale Carabinieri di Copertino, intitolata al giovanissimo Carabiniere Giuseppe Alemanno, ha generato una serie di lettere e telefonate da parte di familiari, da diverse località italiane, così pressanti e commoventi, che mi hanno convinto a proseguire nella ricerca. Al momento si tenta di ricostruire la drammatica vicenda della cosiddetta "Colonna Gamucci" i cui 121 Carabinieri prigionieri dei partigiani furono trucidati barbaramente, senza che a tutt'oggi sia stato individuato il luogo della loro sepoltura. E' solo un episodio della tragedia vissuta in Albania dai militari italiani, moltissimi dei quali pugliesi, dopo l'8 settembre 1943. Ogni contributo sull'argomento sarà particolarmente gradito. E concludo dicendovi che la mia modesta missione é - da sempre -quella di incentrare tutte le ricerche storiche sui "Dimenticati". Buon anno a tutti e buon lavoro.

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Re: Le nostre radici

Messaggio  Ospite il Ven Gen 09, 2009 6:12 pm

benvenuto Fernando cheers . E' un piacere averti con noi e leggerti. Le tue interessanti ricerche, non certamente facili, speriamo abbiano utili corrispondenti Wink .

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Re: Le nostre radici

Messaggio  Vincenzo D'Aurelio il Ven Gen 09, 2009 6:20 pm

Caro Fernando,
la tua è un'opera colossale e difficoltosa perchè per certi aspetti i documenti dei nostri militari caduti sono tanti ma per altri aspetti sono molto pochi. Sarò lieto di farti qualunque segnalazione. In merito sarò lieto di invitarVi a Muro Leccese il 28 gennaio alle ore 19:30 presso il Palazzo del Principe ad un incontro nel quale verrà presentata una pubblicazione curata da me e dall'assessore alla cultura Tonino De Pascali dal Titolo "Muro Leccese, 2 luglio 1943 - Storia di una battaglia aerea". Si tratta di una mia ricerca con la quale è stato possibile ricostruire una battaglia aerea tra un B24 americano ed un BF109 tedesco avuta nei cieli di Muro. La ricerca ha permesso oltre alla ricostruzione storica anche all'identificazione dell'intero equipaggio americano abbattuto con relative sepolture e quant'altro. Chi volesse è invitato e sarò grato di trasferire l'invito ufficiale per email a quanti saranno interessati (ovviamente mandatemi una email a [Devi essere iscritto e connesso per vedere questo link]).
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ordine per favore

Messaggio  Gianfranco il Ven Gen 09, 2009 6:57 pm

Un cordiale benvenuto ai nuovi arrivati. Preme tuttavia la necessità di ricordare a tutti la necessità di utilizzare il forum in modo ordinato: la piazzetta per parlare del più e del meno e per fare annunci e inviti, se avete argomenti nuovi aprite nuovi topic rispettando in questo modo gli argomenti di quelli già aperti. Siamo agli inizi ed è normale qualche distrazione perciò, forza, non siate timidi aprite altri topic!!!
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Re: Le nostre radici

Messaggio  Gianfranco il Sab Gen 10, 2009 4:15 pm

Molto interessanti e particolareggiati gli approfondimenti storici sulle cause, a partire dal saggio di Francesco la cui analisi dettagliata concorre all'apertura di linee di pensiero che iniziano ad essere condivise da numerose sensibilità meridionali.

Ma in pochi si sono espressi chiaramente sui danni che questo percorso ha provocato; in particolare torno a stimolarvi con la domanda chiave:
Gianfranco ha scritto:
Non è forse nella consapevolezza dell'importanza della propria storia che si forma l'orgoglio e il rispetto per il proprio territorio?

Come dire: atteso che la musica continua ad essere sempre la stessa, è ancora auspicabile continuare a pensare ad una fatalità degli eventi? O forse è il caso di chiedersi se non ci sia una strategia pianificata dietro tutto questo?
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Re: Le nostre radici

Messaggio  Vincenzo D'Aurelio il Sab Gen 10, 2009 6:33 pm

Caro Gianfranco,
parlare di strategia pianificata mi sembra arduo in quanto saremmo di fronte ad un grandissimo movimento "massonico" capace di indirizzare uomini e pensiero come fecero in un certo senso, in bene, i Gesuiti. Certamente concordo con l'idea che noi stessi meridionali siamo poco coscienti o meglio, ignoriamo, la nostra storicità. Però è anche lecito pensare che quest'ignorare derivi da un nostro ragionamento inconscio per il quale erroneamente pensiamo che la storia importante l'abbia fatta Roma, Milano, Torino, Bologna ecc... così come la strutturazione e l'argomentazione dei libri scolastici subdolatamente ci imprime Twisted Evil !
Bisogna a questo punto capire se è vero che esiste una storia più importante di un'altra.
Dal mio punto di vista dire che una storia è più importante di un'altra è completamente errato perchè ogni storia, se calata nel contesto suo proprio e analizzata alla luce dei grandi eventi che interessarono l'Italia, l'Europa e il Mondo, assurge all'importanza più alta e alla dignità più maestosa.
La verità è questa ... quando ci rendiamo conto che qualcosa di nostro è importante e può interessare politica, soldi e quant'altro il nostro Salento riscopre la sua storia. Questa idea è l'apoteosi, ad esempio, della "Tarantella" che durerà finchè esisterà l'interesse di spettacolo ma dopo? Dimenticheremo ancora e ritorneremo nel nostro silenzioso e sommesso rancore finchè nuovamente i nostri figli si convinceranno che, ad esempio, Luigi Einaudi è storicamente più importante del De Viti De Marco di Uggiano La Chiesa!
Twisted Evil Twisted Evil Twisted Evil
La parola d'ordine è: RISVEGLIO E RISCATTO!
Saluti
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Re: Le nostre radici

Messaggio  Gianfranco il Dom Gen 11, 2009 7:30 pm

Vincenzo D'Aurelio ha scritto:parlare di strategia pianificata mi sembra arduo

hai ragione Vittorio, il termine "pianificata" non è corretto, almeno nella su accezione corrente ... quello che volevo significare è che a volte non è necessario firmare un contratto per condividere un sodalizio di intenti, spesso la comunione di idee si forma senza un ordine precostituito o una corrente di pensiero che la generi; diverso è ipotizzare, tuttavia, che ad un certo punto un gruppo di intellettuali - politici non abbia colto il significato profondo di quanto andava palesandosi e abbia via via scelto coscientemente di ignorare gli errori commessi perpetuando uno status quo che generava convenienza da una parte e svantaggi per l'altra.

Ero alle elementari e il mio maestro, una speciale figura da libro cuore dal nome altisonante, Teobaldo, ci faceva riflettere sul significato della Questione Meridionale e sulla necessità di lavorare per dare soluzioni ad una simile condizione di svantaggio.

Nella mia ingenua mente di scolaro pensavo che nel tempo le cose si sarebbero risolte ... oggi sono troppo adulto per continuare ad essere ingenuo come allora, non posso più pensare che la sfortuna degli eventi abbia fatto sì che siano passati invano quarant'anni senza che nulla sia cambiato: nulla o poco è migliorato. Oggi come allora siamo costretti a lottare per chiedere quello che sarebbe normale avere: un treno pulito, un collegamento aereo per una città che non sia Roma, una burocrazia che funzioni, una sanità di qualità, un territorio non degradato ...

Notizia di ieri: pagheremo l'elettricità più che al Nord, non scherzo, sarà legge dello stato voluta da Calderoli. Pensate noi in Puglia produciamo un sesto dell'energia nazionale e forse, ci becchiamo pure un sesto dei tumori nazionali, al nord l'elettricità si pagherà di meno.

La domanda oggi come allora è sempre la stessa: la consapevolezza delle proprie radici serve a formare dei cittadini più ligi al rispetto delle regole (dove forse non siamo dei campioni) e, al contempo, pronti a pretendere il rispetto dei propri diritti?
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Re: Le nostre radici

Messaggio  Vincenzo D'Aurelio il Dom Gen 11, 2009 10:16 pm

Caro Gianfranco,
che dire? Vorrei veramente aggiungere diverse cose a quello che tu dici e che pienamente condivido, sottoscrivo e manifesto ma in questo caso rischierei di diventare polemico. Faccio solo una riflessione "Il nostro Ministro del Mezzogiorno" e i "nostri onorevoli e senatori meridionali" ricordano ancora di essere figli di questa terra? Wink
Saluti
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Messaggio  SPANO GIOVANNI il Lun Gen 12, 2009 7:17 pm

A Fernando Guida, anche il mio benvenuto.
L'argomento trattato, mi sembra molto interessante, vorrei sapere se ci sono altre iniziative editoriali, e come recuperare il già pubblicato.
I carabinieri, è un argomento che coinvolge molte persone, direttamente , indirettamente o per simpatia.
Il lavoro fatto da Fernando è encomiabile, come il lavoro di ricerca fatto da altri forumisti, perchè comporta tanto sacrificio e tanto tempo, ma se lo si fa con passione, il tutto è ripagato abbondantemente.
I dimenticati, i deboli, quelli che non hanno voce, sono i miei obiettivi preferiti.
Un saluto - Giovanni Spano
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Messaggio  Fernando il Sab Gen 17, 2009 7:20 am

SPANO GIOVANNI ha scritto:A Fernando Guida, anche il mio benvenuto.
L'argomento trattato, mi sembra molto interessante, vorrei sapere se ci sono altre iniziative editoriali, e come recuperare il già pubblicato.
I carabinieri, è un argomento che coinvolge molte persone, direttamente , indirettamente o per simpatia.
Il lavoro fatto da Fernando è encomiabile, come il lavoro di ricerca fatto da altri forumisti, perchè comporta tanto sacrificio e tanto tempo, ma se lo si fa con passione, il tutto è ripagato abbondantemente.
I dimenticati, i deboli, quelli che non hanno voce, sono i miei obiettivi preferiti.
Un saluto - Giovanni Spano

Caro Giovanni, scusami se rispondo solo oggi, ma il tuo intervento mi era sfuggito a causa della poca dimestichezza con questo indispensabile strumento. Ma sto recuperando! Ti omaggerò con una copia della mia ricerca pubblicata nel 2004 alla prima favorevole occasione. Il seguito é ancora in cantiere e non azzardo previsioni perché i documenti da studiare sono tantissimi. Talvolta mi accorgo che é come quando si solleva un lenzuolo ... e poi qualcuno nel corso degli anni lo rimette subito a posto, così come scoperto, per non disturbare il manovratore di turno! Difficile proseguire? Si, ma non impossibile. Con i familiari e gli amici dei "Dimenticati" la ricerca prosegue e proseguirà. E poi c'é la passione e la serena consapevolezza di compiere un dovere. Se la salute ci assiste!
Un cordiale saluto.
Fernando

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Messaggio  SPANO GIOVANNI il Sab Gen 17, 2009 8:20 am

Fernando, per quello che posso, dal profondo sud, se posso dare una mano , volentieri.
Nell'arma c'è qualche amico.
Un saluto - Giovanni
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Re: Le nostre radici

Messaggio  Fernando il Sab Gen 17, 2009 8:44 am

SPANO GIOVANNI ha scritto:Fernando, per quello che posso, dal profondo sud, se posso dare una mano , volentieri.
Nell'arma c'è qualche amico.
Un saluto - Giovanni

Grazie Giovanni per la tua disponibilità e per i tuoi intenti. Da oggi avrai un altro amico nell'Arma: chi ti scrive!
Ancora un saluto.
Fernando

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